LA NEVE ARRIVO' NEL SILENZIO DELLA NOTTE. E il buio e il silenzio la nascosero fino all’alba. Era il 14 febbraio 1972, io avevo quarant’anni. Ero in Borgata Molini, nella casa dei miei antenati. Dovevo accudire gli animali, le mucche, i vitellini, le capre, una mula. Erminia, mia moglie, i figli,  mio padre, erano saliti nella casa di Villar. All’alba sembrava una nevicata come tante. Un metro, ma continuava a nevicare. A mezzogiorno erano due metri. Andò avanti così anche il giorno dopo. Quasi tre metri. E continuava a nevicare. Ai Molini viveva un’altra famiglia, i Garnero; andai da Luigi, per vedere come stava. Salimmo sul suo balcone, al primo piano. Uno spettacolo irreale, la neve nascondeva ogni forma. Udimmo un boato, lontano, che si avvicinava veloce. Era una valanga. Scendeva dal Vallone dei Murin, proprio verso i Molini.  Spazzava alberi, sassi. Correva. Per fortuna si fermò nella pineta, alle prime case. Il giorno dopo, con gli sci , tentai di salire a Villar. Ma sprofondavo sempre. Riprovai per altri giorni, inutilmente. Solo all’ottavo dalla nevicata di quella notte raggiunsi mia moglie, la mia famiglia. Scoprii che tutta Elva era isolata, lungo il Vallone era caduta una frana, era crollato un ponte. Cominciava a mancare il cibo. Soprattutto il latte in polvere per i vitelli e perderli sarebbe stata una disgrazia. Il sindaco,  Cesare Raina, e il parroco, don Ettore Dao, avevano già dato l’allarme. Il giorno dopo arrivò un elicottero, scese a Serre. Con pane, formaggio, scatole di carne, soprattutto il latte per i vitellini. Si caricava in piazza, si tornava a casa a piedi, con i muli, le slitte. L’elicottero tornò tre volte. Nevicava ancora, ma intanto si aprivano le strade, da una borgata all’altra. Restavano i sentieri per i Molini, Chiosso, Brione, Traverse. I mezzi meccanici non passavano. Così si decise di riformare le vecchie ”desene”. E fummo noi, uomini e ragazzi con le pale, a rompere l’isolamento. Per scavalcare la valanga fermatasi alle prime case dei Molini aprimmo una galleria nella montagna di neve. Quando Elva ruppe l’assedio del maltempo erano passato quaranta giorni. La nevicata lasciò un segno. Molti in primavera abbandonarono le case e andarono a vivere in Valle. Anche la scuola elementare dei Molini fu chiusa. C’è ancora l’edificio: l’insegna sulla porta, scolorita e corrosa dal tempo, ricorda giorni lontani. (Ignazio Garneri, muratore)

seguici su facebook