FU UNA SFIDA, ORA E' LA MIA VITA. Avevo 20 anni. Dopo gli studi, una serie di lavori e un impiego al Convitto, seguivo i ragazzi nel doposcuola. Un giorno in famiglia qualcuno buttò l’idea: perchè non riattare la casa e trasformarla in un accogliente agriturismo?Alcune camere, una bella sala pranzo, il pergolato all’aperto, due ombrelloni per i giorni di sole. Il tutto davanti ad un palcoscenico naturale, che sono le nostre montagne. A volte nella vita ci vuole un pizzico di coraggio. Decidemmo di provare. Io assunsi il compito di gestire l’attività. Fu davvero una sfida. E a vent’anni non è facile. Grazie a Valter, Paolo e Corrado abbiamo ristrutturato gli edifici. Avevo due assi nella manica: per setta anni al mio fianco, per servire in sala, mia cognata Manuela; e con me, in cucina, mamma Clementina, ora ha quasi 80 anni. Papà Emilio era molto fiero di questa nuova avventura. Il nome del locale? Fu mia cognata Mariangela a suggerire l’Artesin: è il rododendro, un fiore che amiamo. E fu l’Artesin. Sono passati 15 anni. Il bilancio è lusinghiero.  Con i clienti sono sempre incontri interessanti: si parla, si danno consigli per una passeggiata, si raccontano storie, della nostra gente. Offriamo prodotti locali, alcuni di famiglia: mio fratello ha delle mucche, produciamo formaggio e burro. Poi le nostre verdure. I piatti preferiti? La polenta con grano saraceno e crema ai porri e le ravioles. Una breve chiusura nel periodo invernale.  Ma poi, si ricomincia con nuovo entusiasmo. Un consiglio ai giovani elvesi? Buttatevi. Per me cominciò così, con un po’ di follia forse. Ma adesso sono felice. Questa attività che porta il nome di un fiore che tanto amo, è oramai la mia vita. (Lorenza Bruna Rosso, de l'Artesin).

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